Movida, mea culpa?

Un tale, che si presenta come redattore di Infoaut, mi scrive dopo aver letto il mio articolo sulla movida del 23 giugno. Mi chiede di rettificare la frase seguente: “a Torino (…) i centri sociali vicini al sito http://www.infoaut.org, che un anno fa avevano appoggiato l’elezione dell’attuale sindaco cinque stelle Chiara Appendino”, secondo lui sprovvista di prove e frutto di un mio personalissimo sogno da visionario. Lo faccio volentieri, anche se credo che non riuscirò ad accontentarlo del tutto: sarebbe un compito al di sopra delle forze di un singolo individuo.

È vero, infatti, quello che il tale mi scrive, e cioè che non ci sono state loro dichiarazioni ufficiali in merito; ma il redattore si sbaglia almeno su un punto: il sogno non fu personale, fu collettivo. E non soltanto perché in molti hanno avuto l’impressione di sognare lo stesso incubo; ma soprattutto perché qualche visionario più sfacciato, commentando come me la querelle sulla movida, ha fatto stampare il suo sogno addirittura sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali. La mia frase, ed è questo il suo vero difetto, non soltanto non aveva i tratti dell’inaudito,  ma era quasi una banale citazione estrapolata da decine di altri articoli.

Soltanto un giorno prima del mio pezzo, sul quotidiano La Repubblica, Paolo Griseri sognava così: ”E anche centri sociali come Askatasuna, che avevano appoggiato i 5Stelle in cambio dell’alleanza in val di Susa contro la Tav, annunciano che la luna di miele è finita”1.

Eppure, al posto di accusarmi giustamente di plagio, mi si accusa di originalità visionaria. Così va il mondo. Ammetto di non avere l’energia morale necessaria a rettificare tutte le occorrenze più o meno uguali della frase, ma rettifico senz’altro la mia versione deformandola così: “a Torino, almeno secondo le ricostruzioni dei giornali, sembra che i centri sociali vicini al sito http://www.infoaut.org abbiano appoggiato l’attuale sindaco cinque stelle Chiara Appendino”.

Ma di ciò, basta. Avevo preso in considerazione un dettaglio superficiale, legato ai conflitti di potere interni alla politica di una città qualsiasi, soltanto come sintomo di un guasto più generale. Perché è alla superficie che si manifestano le forme profonde. Ammetto anche che il guasto generale – che il redattore di Infoaut si onora di non prendere in considerazione dall’alto del suo puro attivismo politico-, è l’unico che mi interessi.

Nell’attesa dunque che la rivoluzione si compia a colpi di Campari col bianco, nella sola Torino-Pietroburgo, e si sviluppi nell’attivismo cieco fino a spezzare qualsiasi resistenza, torno a dichiarare che, secondo il nostro punto di vista, è ormai tempo di superare l’individualismo metodologico, andare oltre le analisi limitate al singolo Aperol Soda, e allargarsi alla totalità sociale.

Noi abbiamo voluto sostenere la necessità di una disillusione radicale sul cosiddetto “primato della politica”, perché “è ormai da tempo un fatto assodato che lo Stato e la politica, a causa del denaro, sono fondamentalmente dipendenti dal mercato e dall’economia”2. Noi crediamo che “la sola ‘politica’ possibile sia la rottura radicale con il mondo della politica e delle sue istituzioni, della rappresentanza e della delega, per inventare al loro posto delle nuove forme di intervento diretto”3.

Per questo, se i centri sociali, di qualsiasi colore, non hanno appoggiato i cinque stelle e sono stati soltanto calunniati dai giornali, tanto meglio. Ma noi continueremo a segnalare ogni tentativo di anticapitalismo a metà; ogni simpatia verso avventure politiche che sostengano di poter governare le dinamiche di mercato senza rompere con la società di mercato; ogni tentativo di cavalcare fenomeni regressivi in cerca di nuovi “soggetti rivoluzionari” (dai Forconi al “popolo della notte”).

Anche perché capita spesso che, al contrario di noi, questi “soggetti rivoluzionari” si rivoltino contro chi cerca di cavalcarli e inizino a manganellare.


Note:

1. http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/06/22/legalita-e-centri-sociali-la-sindaca-ambigue02.html

2. https://anatradivaucanson.it/critica-delleconomia/la-non-autonomia-dello-stato-e-i-limiti-della-politica

3. Anselm Jappe, Crédit à mort, traduzione mia.

Print Friendly, PDF & Email

Riccardo Frola

Vive a Torino. Suoi articoli sono usciti per "Il Manifesto", "A rivista anarchica", "Il rasoio di occam-Micromega", "L'Indice dei libri del mese". Ha collaborato con testate locali del gruppo editoriale "l’Espresso-Repubblica". Per la casa editrice Mimesis ha curato: "Crisi: nella discarica del capitale" di Ernst Lohoff e Norbert Trenkle.

  • giuseppe

    Sono d’accordo ! Lunga è la strada, piena di insidie trappole democratiche ed opportunismo !