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	Commenti a: Tout le monde déteste Luc Ferry	</title>
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	<description>Rivista di critica sociale</description>
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		Di: Il manifesto invisibile di Marx		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/dibattiti/tout-le-monde-deteste-luc-ferry/comment-page-1#comment-2174</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il manifesto invisibile di Marx]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2023 16:59:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] proprie manifestazioni contro il lavoro. Persino un ex-ministro come Luc Ferry si è scomodato, in un paio di articoli apparsi su Le Figaro, ad esprimere un parere un po&#8217; preoccupato sui contenuti del Manifesto e [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] proprie manifestazioni contro il lavoro. Persino un ex-ministro come Luc Ferry si è scomodato, in un paio di articoli apparsi su Le Figaro, ad esprimere un parere un po&#8217; preoccupato sui contenuti del Manifesto e [&#8230;]</p>
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		Di: Michele Leonardi		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/dibattiti/tout-le-monde-deteste-luc-ferry/comment-page-1#comment-2161</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele Leonardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 May 2023 01:09:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il nocciolo della questione è sempre lo stesso: la logica del profitto, che inevitabilmente diventa un istante dopo logica del profitto per il profitto, il denaro per il denaro, non è una logica a misura d’uomo come individuo, né a misura di umanità intesa come famiglie e società. Le élites si trincerano dentro le loro fortezze, circondandosi di lacchè e cortigiani a loro difesa e illudendosi di ricavarsi così un’oasi di salvezza. Tuttavia il sistema sostanzialmente anarchico del capitalismo se ne infischia pure delle loro oasi, distruggendo tutto ciò che gli capita a tiro pur di raggiungere il suo scopo, dicasi privatizzazione del mondo e persino del fenomeno vita. Una volta distrutto il substrato che sostiene le loro fortezze, collasseranno anche tutte le loro illusioni di salvezza. 
Insomma il denaro è in origine una convenzione sociale atta a favorire la produzione e gli scambi tra gli esseri umani di beni e servizi, ma la logica del profitto, ossia la mano invisibile del mercato, l’avidità, è come “Re Shitas”, trasforma in merda tutto ciò che tocca. Anzi, nemmeno in merda, perché sarebbe già qualcosa di ecologico, ma in qualcosa di peggiore, perché Re Shitas trasforma tutto in morte. In altre parole Re Shitas non è nemmeno uno stronzo, quindi sterco, quindi ecologico. Perché se Re Shitas fosse uno stronzo, sarebbe già qualcosa, ma non è nemmeno quello.
Oggi e già da decenni imperversa una doppia anarchia: quella del turbocapitalismo globale e quella dei sistemi informatici mondiali, che… chi li controlla veramente? Forse dei poveri illusi che con la loro “intelligence” pensano di poter controllare un’infinità di algoritmi che nemmeno si sa quale è tutto il loro contenuto e a che cosa servono? C’è qualcuno al mondo che oggi sa che cosa “gira” sulla rete internet e in tutti  i singoli sottosistemi computazionali e di memoria? Qualcuno sa dirci se su internet o via internet è già nata una qualche singolarità, entità informatica con una sua logica autonoma, oppure più d’una singolarità?
Ora, quando diciamo anarchia non ci riferiamo a qualcosa di idilliaco come tribù di uomini del passato come quelle dei cacciatori-raccoglitori nel prima della nascita delle civiltà.
Quando diciamo anarchia intendiamo esattamente riconoscere l’equipollenza del caso con l’anarchia di cui stiamo parlando – col denaro fare più denaro. Quanto durerà una civiltà dell’uomo, quella contemporanea, che si è affidata ciecamente al caso? Cioè al lancio di dadi da gioco? Qualcuno tra di noi salirebbe mai su una nave senza timone? E su di un’auto senza un volante, manuale o informatico?

In ultima analisi, è poi così importante la civiltà dell’uomo, nell’universo? Madre natura, fissata con asteroidi, supereruzioni vulcaniche, supernove, glaciazioni e altre stregonerie tipo guerre termonucleari, sa come fare tabula rasa dei suoi figli ingrati e degenerati per riportare l’ordine delle cose alla semplicità, all’arco e alla freccia: un Mondo Nuovo.
Ma se la civiltà, o meglio l’inciviltà dell’uomo non è poi così importante, rimane il fatto che invece è importante ieri, oggi e domani, la felicità, ma prima ancora la dignità dell’uomo e dell’umanità: individui, famiglie, società. Una società organica non ha figli e figliastri, ma solo figli. Una società organica non si affida al caso, ma alla ragione, nella sua connotazione originaria di buon senso, non certo in quella di raziocinio illuministico e successive elaborazioni contorte atte ad avvalorare il darwinismo sociale e a massimizzare i profitti infischiandosene del corpo sociale.

Cosa vogliamo fare? Aspettare che ci pensi la natura a sistemare le cose? Oppure vogliamo noi precederla, tanto per sancire il nostro sacrosanto diritto a vivere come noi vogliamo e non come vuole una miserabile lotteria sociale tra bestie che cercano di accaparrarsi persino l’aria atmosferica pur di affermare che una bestia è migliore dell’altra?

Ora, se da una parte è vero che non tutti i mali del mondo sono dovuti al capitalismo, giacché storicamente esistevano da ben prima della nascita del capitalismo stesso, dall’altra parte è vero che il miglioramento generalizzato delle condizioni di vita materiali dell’umanità non è dovuto essenzialmente al dio denaro, o meglio, al capitalismo, ma agli sforzi, al sacrificio, all’intelligenza,  alla saggezza, alla volontà e al buon senso di tutte le innumerevoli generazioni che ci hanno preceduto: i nostri progenitori. E noi dobbiamo fare in modo che la storia dell’uomo non si fermi né ora, né mai. Perché un mondo senza vita e senza dignità per tutte le creature ed esseri che lo popolano è un soprammobile inutile persino a sé stesso.
M.L.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nocciolo della questione è sempre lo stesso: la logica del profitto, che inevitabilmente diventa un istante dopo logica del profitto per il profitto, il denaro per il denaro, non è una logica a misura d’uomo come individuo, né a misura di umanità intesa come famiglie e società. Le élites si trincerano dentro le loro fortezze, circondandosi di lacchè e cortigiani a loro difesa e illudendosi di ricavarsi così un’oasi di salvezza. Tuttavia il sistema sostanzialmente anarchico del capitalismo se ne infischia pure delle loro oasi, distruggendo tutto ciò che gli capita a tiro pur di raggiungere il suo scopo, dicasi privatizzazione del mondo e persino del fenomeno vita. Una volta distrutto il substrato che sostiene le loro fortezze, collasseranno anche tutte le loro illusioni di salvezza.<br />
Insomma il denaro è in origine una convenzione sociale atta a favorire la produzione e gli scambi tra gli esseri umani di beni e servizi, ma la logica del profitto, ossia la mano invisibile del mercato, l’avidità, è come “Re Shitas”, trasforma in merda tutto ciò che tocca. Anzi, nemmeno in merda, perché sarebbe già qualcosa di ecologico, ma in qualcosa di peggiore, perché Re Shitas trasforma tutto in morte. In altre parole Re Shitas non è nemmeno uno stronzo, quindi sterco, quindi ecologico. Perché se Re Shitas fosse uno stronzo, sarebbe già qualcosa, ma non è nemmeno quello.<br />
Oggi e già da decenni imperversa una doppia anarchia: quella del turbocapitalismo globale e quella dei sistemi informatici mondiali, che… chi li controlla veramente? Forse dei poveri illusi che con la loro “intelligence” pensano di poter controllare un’infinità di algoritmi che nemmeno si sa quale è tutto il loro contenuto e a che cosa servono? C’è qualcuno al mondo che oggi sa che cosa “gira” sulla rete internet e in tutti  i singoli sottosistemi computazionali e di memoria? Qualcuno sa dirci se su internet o via internet è già nata una qualche singolarità, entità informatica con una sua logica autonoma, oppure più d’una singolarità?<br />
Ora, quando diciamo anarchia non ci riferiamo a qualcosa di idilliaco come tribù di uomini del passato come quelle dei cacciatori-raccoglitori nel prima della nascita delle civiltà.<br />
Quando diciamo anarchia intendiamo esattamente riconoscere l’equipollenza del caso con l’anarchia di cui stiamo parlando – col denaro fare più denaro. Quanto durerà una civiltà dell’uomo, quella contemporanea, che si è affidata ciecamente al caso? Cioè al lancio di dadi da gioco? Qualcuno tra di noi salirebbe mai su una nave senza timone? E su di un’auto senza un volante, manuale o informatico?</p>
<p>In ultima analisi, è poi così importante la civiltà dell’uomo, nell’universo? Madre natura, fissata con asteroidi, supereruzioni vulcaniche, supernove, glaciazioni e altre stregonerie tipo guerre termonucleari, sa come fare tabula rasa dei suoi figli ingrati e degenerati per riportare l’ordine delle cose alla semplicità, all’arco e alla freccia: un Mondo Nuovo.<br />
Ma se la civiltà, o meglio l’inciviltà dell’uomo non è poi così importante, rimane il fatto che invece è importante ieri, oggi e domani, la felicità, ma prima ancora la dignità dell’uomo e dell’umanità: individui, famiglie, società. Una società organica non ha figli e figliastri, ma solo figli. Una società organica non si affida al caso, ma alla ragione, nella sua connotazione originaria di buon senso, non certo in quella di raziocinio illuministico e successive elaborazioni contorte atte ad avvalorare il darwinismo sociale e a massimizzare i profitti infischiandosene del corpo sociale.</p>
<p>Cosa vogliamo fare? Aspettare che ci pensi la natura a sistemare le cose? Oppure vogliamo noi precederla, tanto per sancire il nostro sacrosanto diritto a vivere come noi vogliamo e non come vuole una miserabile lotteria sociale tra bestie che cercano di accaparrarsi persino l’aria atmosferica pur di affermare che una bestia è migliore dell’altra?</p>
<p>Ora, se da una parte è vero che non tutti i mali del mondo sono dovuti al capitalismo, giacché storicamente esistevano da ben prima della nascita del capitalismo stesso, dall’altra parte è vero che il miglioramento generalizzato delle condizioni di vita materiali dell’umanità non è dovuto essenzialmente al dio denaro, o meglio, al capitalismo, ma agli sforzi, al sacrificio, all’intelligenza,  alla saggezza, alla volontà e al buon senso di tutte le innumerevoli generazioni che ci hanno preceduto: i nostri progenitori. E noi dobbiamo fare in modo che la storia dell’uomo non si fermi né ora, né mai. Perché un mondo senza vita e senza dignità per tutte le creature ed esseri che lo popolano è un soprammobile inutile persino a sé stesso.<br />
M.L.</p>
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