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	Commenti a: Per la critica del cibo in forma di merce	</title>
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	<description>Rivista di critica sociale</description>
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		Di: AK		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[AK]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 12:44:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Gallesio e Chierici per le segnalazioni e i consigli di lettura. Mi prometto da tempo di procurarmi e leggermi &quot;Mai la merce sfamerà l&#039;uomo&quot; e &quot;Struttura economica e sociale della Russia d&#039;oggi&quot; ma ancora non l&#039;ho fatto, non posso dunque proferire parola sull&#039;anticipazione o meno, da parte di Bordiga, di alcuni temi sviluppati poi dalla Wertkritik. Frola in un suo articolo, tempo fa, aveva citato alcuni pezzi del comunista campano contro il cemento, poi da qualcuno risegnalati e consigliati ad Anselm Jappe subito dopo l&#039;uscita del suo libro sul cemento armato. Sarebbe interessante, senza eccessive speculazioni, ricercare questi possibili punti d&#039;incontro, così come in Francia si guarda alla figura di Jean-Marie Vincent (soprattutto tra le pagine di &quot;Critique du travail&quot;) come di un anticipatore della Critica del Valore.

Salut
ak]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Gallesio e Chierici per le segnalazioni e i consigli di lettura. Mi prometto da tempo di procurarmi e leggermi &#8220;Mai la merce sfamerà l&#8217;uomo&#8221; e &#8220;Struttura economica e sociale della Russia d&#8217;oggi&#8221; ma ancora non l&#8217;ho fatto, non posso dunque proferire parola sull&#8217;anticipazione o meno, da parte di Bordiga, di alcuni temi sviluppati poi dalla Wertkritik. Frola in un suo articolo, tempo fa, aveva citato alcuni pezzi del comunista campano contro il cemento, poi da qualcuno risegnalati e consigliati ad Anselm Jappe subito dopo l&#8217;uscita del suo libro sul cemento armato. Sarebbe interessante, senza eccessive speculazioni, ricercare questi possibili punti d&#8217;incontro, così come in Francia si guarda alla figura di Jean-Marie Vincent (soprattutto tra le pagine di &#8220;Critique du travail&#8221;) come di un anticipatore della Critica del Valore.</p>
<p>Salut<br />
ak</p>
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		<title>
		Di: Franco Chierici		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/recensioni/per-la-critica-del-cibo-in-forma-di-merce/comment-page-1#comment-2988</link>

		<dc:creator><![CDATA[Franco Chierici]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 20:02:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto il commento precedente che trovo pertinente e interessante. Colgo però l&#039;occasione per aggiungere che anche altri temi, che siamo abituati a considerare come caratteristici o circoscritti alla Critica del Valore e che riteniamo siano stati elaborati per la prima volta solo nel corso degli anni &#039;90 in Germania, fossero invece già ampiamente trattati nella pubblicistica della Sinistra Comunista Italiana nel corso degli anni &#039;50 del secolo scorso. Parlo della critica all&#039; URSS dal punto di vista della persistente produzione di valore e non da quello caduco dell&#039;autoritarismo istituzionale, delle diseguaglianze sociali o della proprietà privata. Parlo della critica del  lavoro come elemento generativo del capitale e del capitalismo e non immediatamente generativo del soggetto sociale capace del cambiamento storico a venire. Parlo dei temi del feticismo della merce, del lavoro astratto, del soggetto automatico, della importanza di guardare alla produzione e non alla circolazione delle merci per comprendere il capitalismo nel suo tratto essenziale e nel suo limite immanente. Ci sono opere scritte negli anni &#039;50, quali &quot;Struttura economica e sociale della Russia d&#039;oggi&quot;, &quot;Dialogato con Stalin&quot;, &quot;Dialogato con i morti&quot;, la già citata &quot;Mai la merce sfamerà l&#039;uomo&quot; e altre ancora, che fatte le dovute differenze dovute al diverso linguaggio e al contesto specifico, basano il loro contenuto su tesi vicine nella sostanza a quanto troviamo ne &quot;Il collasso della modernizzazione&quot; di Kurz, scritto quasi mezzo secolo dopo. Non dico questo con lo spirito di voler affermare che il contributo dato dalla Critica del Valore non sia originale, valido e prezioso. Sono convinto che lo sia e che per altri versi abbia superato il limite storico proprio alla sinistra comunista in generale. Credo però altrettanto fortemente che una forma di corretta &quot;autoriflessione&quot; (per dirla con la parola insistentemente usata da Postone all&#039;inizio del suo lavoro principale) circa la genesi storica dell&#039; idea che si va sostenendo sia sempre da auspicare per evitare fraintendimenti anche dolorosi sulla propria identità storica e intellettuale, su ciò che si è, su quali siano le condizioni storiche oggettive che rendono possibile il concepimento dell&#039;idea che si intende sostenere. In questo senso, l&#039;esistenza di precursori è da indicare e da tenere presente a prescindere dalla loro notorietà e dalla loro parabola politica. Mi piacerebbe molto leggere il commento di altri lettori della Critica del valore su questo tema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto il commento precedente che trovo pertinente e interessante. Colgo però l&#8217;occasione per aggiungere che anche altri temi, che siamo abituati a considerare come caratteristici o circoscritti alla Critica del Valore e che riteniamo siano stati elaborati per la prima volta solo nel corso degli anni &#8217;90 in Germania, fossero invece già ampiamente trattati nella pubblicistica della Sinistra Comunista Italiana nel corso degli anni &#8217;50 del secolo scorso. Parlo della critica all&#8217; URSS dal punto di vista della persistente produzione di valore e non da quello caduco dell&#8217;autoritarismo istituzionale, delle diseguaglianze sociali o della proprietà privata. Parlo della critica del  lavoro come elemento generativo del capitale e del capitalismo e non immediatamente generativo del soggetto sociale capace del cambiamento storico a venire. Parlo dei temi del feticismo della merce, del lavoro astratto, del soggetto automatico, della importanza di guardare alla produzione e non alla circolazione delle merci per comprendere il capitalismo nel suo tratto essenziale e nel suo limite immanente. Ci sono opere scritte negli anni &#8217;50, quali &#8220;Struttura economica e sociale della Russia d&#8217;oggi&#8221;, &#8220;Dialogato con Stalin&#8221;, &#8220;Dialogato con i morti&#8221;, la già citata &#8220;Mai la merce sfamerà l&#8217;uomo&#8221; e altre ancora, che fatte le dovute differenze dovute al diverso linguaggio e al contesto specifico, basano il loro contenuto su tesi vicine nella sostanza a quanto troviamo ne &#8220;Il collasso della modernizzazione&#8221; di Kurz, scritto quasi mezzo secolo dopo. Non dico questo con lo spirito di voler affermare che il contributo dato dalla Critica del Valore non sia originale, valido e prezioso. Sono convinto che lo sia e che per altri versi abbia superato il limite storico proprio alla sinistra comunista in generale. Credo però altrettanto fortemente che una forma di corretta &#8220;autoriflessione&#8221; (per dirla con la parola insistentemente usata da Postone all&#8217;inizio del suo lavoro principale) circa la genesi storica dell&#8217; idea che si va sostenendo sia sempre da auspicare per evitare fraintendimenti anche dolorosi sulla propria identità storica e intellettuale, su ciò che si è, su quali siano le condizioni storiche oggettive che rendono possibile il concepimento dell&#8217;idea che si intende sostenere. In questo senso, l&#8217;esistenza di precursori è da indicare e da tenere presente a prescindere dalla loro notorietà e dalla loro parabola politica. Mi piacerebbe molto leggere il commento di altri lettori della Critica del valore su questo tema.</p>
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		Di: Paolo Gallesio		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/recensioni/per-la-critica-del-cibo-in-forma-di-merce/comment-page-1#comment-2894</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Gallesio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Mar 2024 17:21:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie alla segnalazione di Afshin Kaveh a proposito del pamphlet di W. Bukowski &quot;La merce che ci mangia...&quot; Avrei piacere di richiamare l&#039;attenzione su una vasta trattazione del tema (che anticipò la critica categoriale dei Wertkriter&quot; di ben 50 anni) del grande rivoluzionario marxista Amadeo Bordiga che denunciò con notevole anticipo la mistificazione del socialismo da caserma. Si tratta di un ampio studio: &quot;Mai la merce sfamerà l&#039;uomo - la questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx&quot; pubblicata a fine 1953 e inizio 1954 sul quindicinale &quot;Il programma comunista&quot; poi ripubblicata da Edizioni Iskra Milano 1979 e edizioni Odradek Roma 2009 con ottima introduzione e curatela di Rita Caramis. Uno fra i tanti lavori premonitori e anticipatori del vecchio marxista napoletano che è oggi più che mai utile rileggere o, per chi non l&#039;abbia fatto, leggere.  P.G.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie alla segnalazione di Afshin Kaveh a proposito del pamphlet di W. Bukowski &#8220;La merce che ci mangia&#8230;&#8221; Avrei piacere di richiamare l&#8217;attenzione su una vasta trattazione del tema (che anticipò la critica categoriale dei Wertkriter&#8221; di ben 50 anni) del grande rivoluzionario marxista Amadeo Bordiga che denunciò con notevole anticipo la mistificazione del socialismo da caserma. Si tratta di un ampio studio: &#8220;Mai la merce sfamerà l&#8217;uomo &#8211; la questione agraria e la teoria della rendita fondiaria secondo Marx&#8221; pubblicata a fine 1953 e inizio 1954 sul quindicinale &#8220;Il programma comunista&#8221; poi ripubblicata da Edizioni Iskra Milano 1979 e edizioni Odradek Roma 2009 con ottima introduzione e curatela di Rita Caramis. Uno fra i tanti lavori premonitori e anticipatori del vecchio marxista napoletano che è oggi più che mai utile rileggere o, per chi non l&#8217;abbia fatto, leggere.  P.G.</p>
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