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	Commenti a: Introduzione al &#8220;Manifesto contro il lavoro&#8221; &#8211; Mimesis 2023	</title>
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	<description>Rivista di critica sociale</description>
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		<title>
		Di: Massimo Maggini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Maggini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2024 19:18:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-3057&quot;&gt;federico roberti&lt;/a&gt;.

Grazie Federico, bella recensione :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-3057">federico roberti</a>.</p>
<p>Grazie Federico, bella recensione 🙂</p>
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		<title>
		Di: federico roberti		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-3057</link>

		<dc:creator><![CDATA[federico roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 20:10:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[quella precedente è la recensione della prima edizione, che scrissi per un bollettino semiclandestino. mi rallegro per questa nuova edizione che leggerò al più presto. 
cordiali saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>quella precedente è la recensione della prima edizione, che scrissi per un bollettino semiclandestino. mi rallegro per questa nuova edizione che leggerò al più presto.<br />
cordiali saluti</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: federico roberti		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-3056</link>

		<dc:creator><![CDATA[federico roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 20:08:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il moderno capitalismo globalizzato, mentre da un lato decanta il lavoro come componente essenziale nella costruzione dell’identità personale, dall’altro cinicamente dimostra di avere sempre meno bisogno di esso. A ragione alcuni sottolineano che le ideologie a fondo materialista, sia la variante liberista che in passato quella collettivista, considerano l’economia come una scienza autonoma, con proprie leggi alle quali ci si può soltanto uniformare. A questo punto si è arrivati attraverso un lungo cammino nella storia, durante il quale l’uomo si è alienato, tappa dopo tappa, la libertà di disporre del proprio tempo e delle proprie energie, che in misura sempre maggiore ha dovuto riversare sul mercato al fine di trarne sostentamento.
In sintesi questa è l’argomentazione principale del tedesco Gruppo Krisis contenuta nel “Manifesto contro il lavoro”, pubblicato da Derive Approdi. 
Il Gruppo Krisis sostiene che “fino a qualche secolo fa, gli uomini erano del tutto consapevoli del rapporto fra lavoro e costrizione sociale”, come dimostra l’etimologia della parola lavoro nelle varie lingue. “Il lavoro rinvia a un destino sociale infelice. E’ l’attività di chi ha perso la propria libertà. L’estensione del lavoro a tutti i componenti della società non è perciò nient’altro che la generalizzazione di una dipendenza servile, e il moderno culto del lavoro non è altro che la trasposizione di questo stato a un livello quasi religioso”.
Interpretando la storia della modernità come storia dell’imposizione del lavoro, portatrice di una lunga scia di desolazione ed orrori sul pianeta, il Gruppo Krisis verifica come tale imposizione non è mai stata interiorizzata quanto oggi. “La maggior parte degli uomini non è passata spontaneamente alla produzione per mercati anonimi, e dunque all’economia monetaria generalizzata, ma perché l’avidità degli Stati assolutistici monetarizzò le tasse e contemporaneamente le aumento in maniera esorbitante. La maggior parte degli uomini dovette “guadagnare soldi” non per sé, ma per lo Stato proto-moderno militarizzato e le sue armi da fuoco, la sua logistica e la sua burocrazia. Così è venuto al mondo l’assurdo fine in sé della valorizzazione del capitale, e quindi del lavoro”. Tutto questo contribuì a distruggere irreparabilmente il modus vivendi delle comunità tradizionali, che nessun movimento sociale è riuscito mai a  ripristinare perché tutti hanno affermato la sacralità e il dovere del lavoro, ivi compresa la “gloriosa” Rivoluzione Francese e tutte le teorie sociali e correnti politiche da essa ispirate.
Il Gruppo Krisis sostiene che gli standard di civiltà possono oggi essere difesi soltanto contro la politica delle oligarchie capitaliste, altrimenti detta l’affare globale di una minoranza. Senza mezzi termini, la democrazia del lavoro è definita il contrario della libertà, anzi il più perfido sistema di dominio della storia perché incentrato sull’autorepressione. Ma ciò che è più assurdo è il nuovo fanatismo del lavoro con cui questa società reagisce alla morte del suo idolo, la superfluità del lavoro diretta conseguenza della terza rivoluzione industriale, quella della microelettronica. Collateralmente, la rivoluzione microelettronica ha enormemente abbassato la redditività degli investimenti effettuati nell’economia reale, favorendo il decollo speculativo che costituisce precisamente un sintomo di questa situazione e non una causa. 
Secondo Krisis, una rinascita della critica radicale al capitalismo presuppone la rottura con la categoria del lavoro, al fine di stabilire nuovi fini di civiltà. Tuttavia, è doveroso constatare che per affrontare questa sfida mancano attualmente sia un’adeguata coscienza critica diffusa, sia degli obiettivi chiari.
Viene naturale chiedersi quale potrà mai essere, almeno a grandi linee, la morfologia dell’auspicata società del post-lavoro. Quando scompariranno gli obblighi del lavoro, secondo Krisis non cesserà certamente ogni attività umana, che però avrà un carattere diverso potendo in primo luogo seguire la propria misura del  tempo, ed allora, anche in grandi forme organizzative della produzione, i soggetti stessi potranno determinarne il corso. Emergerebbe un immenso spazio teorico e tecnico da indagare con strumenti adeguati, avendo sempre riguardo che le differenti attività, per quanto resesi autonome fuori dal mercato, conserveranno ciononostante le proprie caratteristiche piacevoli, creative o necessarie, come è nella natura della cose.
Proprio nel momento in cui il capitalismo esaurisce la sua dinamica secolare, non riuscendo ad offrire né il pieno impiego né abbondanza di merce senza lavoro come taluni desidererebbero (i fautori del cosiddetto reddito minimo di cittadinanza, ad esempio), risulta fuori luogo rammaricarsene e provare nostalgia per gli anni del boom economico. Al contrario, si tratta di cogliere questa chance storica, coscienti del fatto che l’uscita dal capitalismo e dalla società del lavoro, provocata dallo stesso sistema che pretenderebbe di perpetuarsi all’infinito, non sarà – se e quando sarà -  una pacifica e gioiosa trasformazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il moderno capitalismo globalizzato, mentre da un lato decanta il lavoro come componente essenziale nella costruzione dell’identità personale, dall’altro cinicamente dimostra di avere sempre meno bisogno di esso. A ragione alcuni sottolineano che le ideologie a fondo materialista, sia la variante liberista che in passato quella collettivista, considerano l’economia come una scienza autonoma, con proprie leggi alle quali ci si può soltanto uniformare. A questo punto si è arrivati attraverso un lungo cammino nella storia, durante il quale l’uomo si è alienato, tappa dopo tappa, la libertà di disporre del proprio tempo e delle proprie energie, che in misura sempre maggiore ha dovuto riversare sul mercato al fine di trarne sostentamento.<br />
In sintesi questa è l’argomentazione principale del tedesco Gruppo Krisis contenuta nel “Manifesto contro il lavoro”, pubblicato da Derive Approdi.<br />
Il Gruppo Krisis sostiene che “fino a qualche secolo fa, gli uomini erano del tutto consapevoli del rapporto fra lavoro e costrizione sociale”, come dimostra l’etimologia della parola lavoro nelle varie lingue. “Il lavoro rinvia a un destino sociale infelice. E’ l’attività di chi ha perso la propria libertà. L’estensione del lavoro a tutti i componenti della società non è perciò nient’altro che la generalizzazione di una dipendenza servile, e il moderno culto del lavoro non è altro che la trasposizione di questo stato a un livello quasi religioso”.<br />
Interpretando la storia della modernità come storia dell’imposizione del lavoro, portatrice di una lunga scia di desolazione ed orrori sul pianeta, il Gruppo Krisis verifica come tale imposizione non è mai stata interiorizzata quanto oggi. “La maggior parte degli uomini non è passata spontaneamente alla produzione per mercati anonimi, e dunque all’economia monetaria generalizzata, ma perché l’avidità degli Stati assolutistici monetarizzò le tasse e contemporaneamente le aumento in maniera esorbitante. La maggior parte degli uomini dovette “guadagnare soldi” non per sé, ma per lo Stato proto-moderno militarizzato e le sue armi da fuoco, la sua logistica e la sua burocrazia. Così è venuto al mondo l’assurdo fine in sé della valorizzazione del capitale, e quindi del lavoro”. Tutto questo contribuì a distruggere irreparabilmente il modus vivendi delle comunità tradizionali, che nessun movimento sociale è riuscito mai a  ripristinare perché tutti hanno affermato la sacralità e il dovere del lavoro, ivi compresa la “gloriosa” Rivoluzione Francese e tutte le teorie sociali e correnti politiche da essa ispirate.<br />
Il Gruppo Krisis sostiene che gli standard di civiltà possono oggi essere difesi soltanto contro la politica delle oligarchie capitaliste, altrimenti detta l’affare globale di una minoranza. Senza mezzi termini, la democrazia del lavoro è definita il contrario della libertà, anzi il più perfido sistema di dominio della storia perché incentrato sull’autorepressione. Ma ciò che è più assurdo è il nuovo fanatismo del lavoro con cui questa società reagisce alla morte del suo idolo, la superfluità del lavoro diretta conseguenza della terza rivoluzione industriale, quella della microelettronica. Collateralmente, la rivoluzione microelettronica ha enormemente abbassato la redditività degli investimenti effettuati nell’economia reale, favorendo il decollo speculativo che costituisce precisamente un sintomo di questa situazione e non una causa.<br />
Secondo Krisis, una rinascita della critica radicale al capitalismo presuppone la rottura con la categoria del lavoro, al fine di stabilire nuovi fini di civiltà. Tuttavia, è doveroso constatare che per affrontare questa sfida mancano attualmente sia un’adeguata coscienza critica diffusa, sia degli obiettivi chiari.<br />
Viene naturale chiedersi quale potrà mai essere, almeno a grandi linee, la morfologia dell’auspicata società del post-lavoro. Quando scompariranno gli obblighi del lavoro, secondo Krisis non cesserà certamente ogni attività umana, che però avrà un carattere diverso potendo in primo luogo seguire la propria misura del  tempo, ed allora, anche in grandi forme organizzative della produzione, i soggetti stessi potranno determinarne il corso. Emergerebbe un immenso spazio teorico e tecnico da indagare con strumenti adeguati, avendo sempre riguardo che le differenti attività, per quanto resesi autonome fuori dal mercato, conserveranno ciononostante le proprie caratteristiche piacevoli, creative o necessarie, come è nella natura della cose.<br />
Proprio nel momento in cui il capitalismo esaurisce la sua dinamica secolare, non riuscendo ad offrire né il pieno impiego né abbondanza di merce senza lavoro come taluni desidererebbero (i fautori del cosiddetto reddito minimo di cittadinanza, ad esempio), risulta fuori luogo rammaricarsene e provare nostalgia per gli anni del boom economico. Al contrario, si tratta di cogliere questa chance storica, coscienti del fatto che l’uscita dal capitalismo e dalla società del lavoro, provocata dallo stesso sistema che pretenderebbe di perpetuarsi all’infinito, non sarà – se e quando sarà &#8211;  una pacifica e gioiosa trasformazione.</p>
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		<title>
		Di: federico roberti		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-3055</link>

		<dc:creator><![CDATA[federico roberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2024 20:06:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[apprendo con gioia della pubblicazione di questa nuova edizione e copio/incollo a seguire la recensione che feci di quella del 1999, apparsa su un bollettino semiclandestino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>apprendo con gioia della pubblicazione di questa nuova edizione e copio/incollo a seguire la recensione che feci di quella del 1999, apparsa su un bollettino semiclandestino.</p>
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		<title>
		Di: Massimo Maggini		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-2459</link>

		<dc:creator><![CDATA[Massimo Maggini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 21:22:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-2435&quot;&gt;Mike&lt;/a&gt;.

beh, che dire, grazie :-)
Senza eccedere negli elogi, anche secondo me il &quot;Manifesto&quot; è un gran bel testo, e così molti altri provenienti dalla corrente della Critica del Valore. Speriamo (e non lo spero certo in funzione editoriale :-) ) che pian piano abbiano il successo che meritano, e il loro messaggio circoli come - credo - sarebbe necessario. Questo messaggio, infatti, ha un grande potenziale di rottura rispetto al sistema del capitale, e se in qualche modo riuscisse a diventare &quot;sangue e carne&quot; di un qualche movimento globale (o comunque contribuire alla sua crescita) potrebbe dire la sua per un - oramai direi veramente necessario ed urgente - oltrepassamento del capitalismo.
Un saluto e - ultima cosa - noi non abbiamo mai avuto a che fare con soggetti come Civati, nemmeno per scherzo, e non condividiamo nulla del suo pensiero e del suo “modus agendi”. Giusto per evitare equivoci. ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-2435">Mike</a>.</p>
<p>beh, che dire, grazie 🙂<br />
Senza eccedere negli elogi, anche secondo me il &#8220;Manifesto&#8221; è un gran bel testo, e così molti altri provenienti dalla corrente della Critica del Valore. Speriamo (e non lo spero certo in funzione editoriale 🙂 ) che pian piano abbiano il successo che meritano, e il loro messaggio circoli come &#8211; credo &#8211; sarebbe necessario. Questo messaggio, infatti, ha un grande potenziale di rottura rispetto al sistema del capitale, e se in qualche modo riuscisse a diventare &#8220;sangue e carne&#8221; di un qualche movimento globale (o comunque contribuire alla sua crescita) potrebbe dire la sua per un &#8211; oramai direi veramente necessario ed urgente &#8211; oltrepassamento del capitalismo.<br />
Un saluto e &#8211; ultima cosa &#8211; noi non abbiamo mai avuto a che fare con soggetti come Civati, nemmeno per scherzo, e non condividiamo nulla del suo pensiero e del suo “modus agendi”. Giusto per evitare equivoci. 😉</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Mike		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-2436</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mike]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 01:20:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Premesso che chiedo scusa se sto monopolizzaando lo spazio commenti, ma non ci posso fare niente se le masse sono amorfe... Io sono ancora vivo, &quot;Cari &quot;Tutto solo per i soldi&quot;!...  Premesso questo: ora ricordo come sono arrivato all&#039;Anatra di Vaucanson e poi al Manifesto controil lavoro. Ho fatto una ricerca su internet con le parole sante che avevo sentito pronunciare in ti-vù, durante una breve intervista, all&#039;allora On. Civati: &quot;lavorare tutti, lavorare meno&quot;. Era il tempo del subito dopo il crack finanziario mondiale del 2008. Mi colpì soprattutto il concettone di lavorare tutti. Perché è da quanto sono nato che sento parlare di crisi economica e di disoccupazione. Mi sarei rotto i. Tuttavia grazie al &quot;Manifesto contro il lavoro&quot; almeno ora so il perché di tutta questa . che ciirconda da tutte le parti e che rende vani tutti i nostri sforzi per una vita migliore per noi stessi e per il nostro prossimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premesso che chiedo scusa se sto monopolizzaando lo spazio commenti, ma non ci posso fare niente se le masse sono amorfe&#8230; Io sono ancora vivo, &#8220;Cari &#8220;Tutto solo per i soldi&#8221;!&#8230;  Premesso questo: ora ricordo come sono arrivato all&#8217;Anatra di Vaucanson e poi al Manifesto controil lavoro. Ho fatto una ricerca su internet con le parole sante che avevo sentito pronunciare in ti-vù, durante una breve intervista, all&#8217;allora On. Civati: &#8220;lavorare tutti, lavorare meno&#8221;. Era il tempo del subito dopo il crack finanziario mondiale del 2008. Mi colpì soprattutto il concettone di lavorare tutti. Perché è da quanto sono nato che sento parlare di crisi economica e di disoccupazione. Mi sarei rotto i. Tuttavia grazie al &#8220;Manifesto contro il lavoro&#8221; almeno ora so il perché di tutta questa . che ciirconda da tutte le parti e che rende vani tutti i nostri sforzi per una vita migliore per noi stessi e per il nostro prossimo.</p>
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		<title>
		Di: Mike		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-2435</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mike]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 00:45:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Presentazione impeccabile: chiara, cristallina. Per altro a suo tempo, intorno al 2012, ho coperto dell&#039;esistenza del Manifesto e del Gruppo Krisis proprio grazie all&#039;Anatra di Vaucanson. Non ricordo più come ci sono arrivato a l&#039;Anatra, allora stavo ancora cercando di capire il perché della crisi economica del 2008, documentandomi su tanti saggi di economisti, sociologi, ecc., e non trovando una vera risposta, plausibile, sensata, chiara, evidente. Però so che a far data da allora, momento in cui arrivo a scoprire e leggere il &quot;Manifesto contro il lavoro&quot;, finalmente ho capito perché non funziona più un. Aggiungo una mia opinione personale a quanto sopra... &quot;Il Manifesto contro il lavoro&quot; non è solo di sinistra, ma di tutti i viventi, le persone, gli esseri umani che costituiscono questa società e tutte le società del mondo. E&#039; patrimonio mondiale culturale dell&#039;umanità. Vale immensamente di più di tutto l&#039;oro del mondo, è uno strumento di analisi e di sintesi più potente di tutte le bombe nucleari di . messe insieme. Però escludiamo dal novero degli esseri umani quel numero limitato di persone che se ne possono infischiare dei problemi del prossimo e che di fatto se ne fregano del prossimo. Ma quel tipo di persone nemmeno vanno considerati come esseri umani, né come alieni: quelli sono degli alienati e incurabili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentazione impeccabile: chiara, cristallina. Per altro a suo tempo, intorno al 2012, ho coperto dell&#8217;esistenza del Manifesto e del Gruppo Krisis proprio grazie all&#8217;Anatra di Vaucanson. Non ricordo più come ci sono arrivato a l&#8217;Anatra, allora stavo ancora cercando di capire il perché della crisi economica del 2008, documentandomi su tanti saggi di economisti, sociologi, ecc., e non trovando una vera risposta, plausibile, sensata, chiara, evidente. Però so che a far data da allora, momento in cui arrivo a scoprire e leggere il &#8220;Manifesto contro il lavoro&#8221;, finalmente ho capito perché non funziona più un. Aggiungo una mia opinione personale a quanto sopra&#8230; &#8220;Il Manifesto contro il lavoro&#8221; non è solo di sinistra, ma di tutti i viventi, le persone, gli esseri umani che costituiscono questa società e tutte le società del mondo. E&#8217; patrimonio mondiale culturale dell&#8217;umanità. Vale immensamente di più di tutto l&#8217;oro del mondo, è uno strumento di analisi e di sintesi più potente di tutte le bombe nucleari di . messe insieme. Però escludiamo dal novero degli esseri umani quel numero limitato di persone che se ne possono infischiare dei problemi del prossimo e che di fatto se ne fregano del prossimo. Ma quel tipo di persone nemmeno vanno considerati come esseri umani, né come alieni: quelli sono degli alienati e incurabili.</p>
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		<title>
		Di: Manifesto contro il lavoro		</title>
		<link>https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-al-manifesto-contro-il-lavoro-mimesis-2023/comment-page-1#comment-2366</link>

		<dc:creator><![CDATA[Manifesto contro il lavoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2023 15:47:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] maggiori dettagli sul contenuto del libro, invitiamo a leggere la breve introduzione a cura di Massimo [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] maggiori dettagli sul contenuto del libro, invitiamo a leggere la breve introduzione a cura di Massimo [&#8230;]</p>
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