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Una filosofia applicata e sensibile – Intro a Gorz

Presentiamo qui la traduzione dell’intro al libro di Françoise Gollain sul pensiero e il percorso anche esistenziale di André Gorz. Il libro, dal titolo “André Gorz – Une philosophie de l’emancipation”, uscito recentemente in Francia per le edizioni Harmattan, investe 50 anni di storia sociale filtrata attraverso la ricca e variegata esperienza di André Gorz, pensatore anomalo della sinistra ma quanto mai stimolante e attuale, specie in un momento come questo dove sembra sia diventato impossibile elaborare una strategia capace di opporsi al dominio della merce e del capitale, e alla loro devastante crisi. Particolarmente importante, dal nostro punto di vista, l’interesse manifestato da Gorz, nella parte finale della sua vita, verso la Wertkritik (Critica del valore), cioè quella corrente di pensiero il cui esponente di punta è stato Robert Kurz e di cui noi, redattori dell’Anatra di Vaucanson, cerchiamo di farci portavoce.
Françoise Gollain è dottoressa in sociologia e specialista del pensiero di Gorz. Ha collaborato con la rivista
Entropia. Insegna alla Open University di Cardiff. Vive tra la Francia e il Galles.

redazione

INTRODUZIONE
Una filosofia applicata e sensibile

Figura di punta dell’ecologia politica e critico radicale del lavoro, Gérard Horst, alias André Gorz, ha saputo coniugare le qualità del giornalista (sotto lo pseudonimo di Michel Bosquet) con quelle del saggista visionario. Voce singolare durante mezzo secolo di dibattito in seno ad una sinistra affrancata da un marxismo sclerotizzato ma (al tempo stesso) non chiusa al meglio dell’eredità marxiana, raggiunse una sicura autorevolezza anche come teorico.

Per questo, potrebbe a prima vista sembrare sorprendente tramandarlo alla posterità come filosofo, nella misura in cui il fondamento filosofico della sua riflessione non viene in primo piano nelle opere più conosciute al grande pubblico, fatta eccezione per Il traditore.1

Gorz inoltre rivendicava lui stesso la sua mancanza di professionalità e si riconosceva fra i “cani sciolti” della filosofia, che non trovano né pubblico né editori e che possono praticarla solo applicandola a questioni socio-economiche. Coltivando la “non-appartenenza” in ragione di una storia personale tormentata, si è concesso solo lo statuto di filosofo “naufragato”, mancato (verunglückt).2 Questo epiteto non riesce comunque a rendere conto del fatto che la sua extraterritorialità accademica rappresentava in realtà per lui non solo un punto nevralgico ma ancor più e forse soprattutto una risorsa , come testimonia questa affermazione: “La verità è che io sono un tuttofare, un maverick.3 In breve, un tipo veramente “poco serio”; e che l’assenza di formazione universitaria e di ricerca sistematica – di pensiero sul pensiero degli altri – presenta talvolta il vantaggio di rendere ricettivi rispetto ai risultati di ricerche sociologiche”4 che accordano un posto centrale all’esperienza soggettiva la cui posta in gioco, pensava, può non apparire a dei professionisti. Gorz ha definito se stesso anche come “una sorta di essere ibrido” fra il filosofo (Gorz) e il giornalista (Bosquet), che condivide con il musico di strada l’assenza di virtuosismo nella sua arte ma che, offrendo a tutti la sua interpretazione musicale, del tutto personale, dentro uno spazio pubblico, è capace di causare conflitti con le autorità o con i garanti dell’ordine costituito.5

Ridurre questi propositi ad una rivincita dell’autodidatta o a un adattamento pragmatico sarebbe misconoscere il loro senso e l’interesse di una prospettiva secondo la quale, prima ancora di essere una disciplina, la filosofia sarebbe necessariamente una pratica della sovversione di fatto emancipatrice che emerge dal calore di un vissuto soggettivo. Rivendicando “il valore disturbante”6 del suo pensiero, ha assunto fino in fondo l’idiosincrasia della sua forte pretesa di riflessività e ha rivendicato una filosofia radicata nella sensibilità, a evidente dimensione terapeutico/catartica.7 Mentre i filosofi professionali scrivono principalmente sugli scritti di altri, sottolineava Gorz, “il loro rapporto con la realtà, la comprensione di se stessi, della loro esperienza, è per conseguenza necessariamente molto limitata. Io penso, al contrario che gli interrogativi, la collera crescente, il dubbio, la rabbia che suscita in se stessi la realtà rappresenti l’impulso e la chiave più importante per la loro interpretazione. Bisogna solo accettare di esplorarli fino in fondo, tradurli in parole, invece di reprimerli”.8 Detto altrimenti, “il fondamento della critica non è nella teoria, ma nel gusto che ha, per colui che lo vive, il vissuto dell’esperienza del mondo. La teoria (o piuttosto la filosofia) e la letteratura, ciascuna a suo livello e modo, hanno come proprio compito quello di disfare le maglie del discorso dominante che riduce il vissuto al silenzio”.9

Mentre per André Gorz la missione degli intellettuali in generale è di interrogare radicalmente una cultura a partire da criteri che la trascendono, l’attività filosofica in particolare è paradigmatica dell’attività del soggetto storicamente situato, che si costruisce e si oltrepassa. È così che ha incarnato per eccellenza la figura sartriana dell’intellettuale impegnato, per il quale vocazione contestataria e vocazione filosofica sono indissolubili. “Discepolo emancipato”10 e “esegeta creativo”11 di Jean Paul Sartre, Gorz ha approfondito alcune intuizioni sartriane entro un’opera profondamente personale, ai margini della filosofia ma al tempo stesso in quanto filosofo, secondo i termini che abbiamo specificato poc’anzi. Il suo debito, in questo senso, è altrettanto essenziale nei confronti della fenomenologia di Edmund Husserl, ispiratore di Sartre e teorico del “mondo vissuto” (Lebenswelt), dal quale ha innegabilmente tratto risorse teoriche per opporsi a ciò che egli identificava come una espulsione del soggetto sensibile dal pensiero critico e per dare all’esistenza un radicamento fisico (nel mondo vissuto) dell’esigenza morale e dell’impegno politico. Con André Gorz abbiamo decisamente a che fare con una filosofia “carnale”,12 che ci intima di abitare il pensiero e articolare la dimensione intuitiva, pre-riflessiva e il lavoro di critica sociale.

Marx attraverso Sartre
Al di là delle rotture significative, la sua opera trae dunque la sua profonda coerenza soprattutto dal substrato fenomenologico ed esistenzialista. È noto che la filosofia di Sartre è un anti-essenzialismo che riposa sul postulato per il quale il soggetto non è; esso esiste come libertà, si produce lui stesso esistendo. Per conseguenza, Gorz lettore di Marx considererà come ineludibili gli scritti nei quali quest’ultimo pone, dopo Hegel, l’auto-prodursi dell’uomo grazie al lavoro, “lavoro” che designa l’attività autodeterminata attraverso la quale un soggetto trasforma il mondo sensibile e se ne appropria e, facendo ciò, produce se stesso.13

La storia ci insegna però che il risultato collettivo, il mondo reale così prodotto, è al tempo stesso quello dell’espropriazione. Si imporrà dunque a Gorz come centrale la problematica dell’alienazione, “ovvero dell’esperienza che ‘le potenze proprie dell’essere umano’, come le chiama Marx, si rendono autonome divenendo potenze estranee e finiscono per dominarlo, asservirlo, espropriarlo da se stesso”,14 in questo caso nella forma di merce-lavoro nata con il capitalismo. Fra Sartre e Marx, il suo intento diviene allora quello di partecipare del doppio registro della teoria critica della società e di una critica di ordine etico.15 Al di là dell’impegno in favore di una società che avrebbe il controllo sulle condizioni e gli scopi della produzione, uno stesso imperativo etico resterà conseguentemente fino alla fine a fondamento della critica gorziana del salariato: “una riappropriazione della potenza di porre dei fini che è la prerogativa della libertà”16 e della quale l’esigenza di autonomia, che struttura il suo pensiero, è l’altro nome.

Gorz si è così impegnato a pensare l’essere umano sotto questo duplice aspetto, quello della sua autoproduzione-autodeterminazione, e quello della sua auto-alienazione, entro una duplice fedeltà a Sartre-Husserl e a Marx. Egli ci propone una lettura fenomenologica di Marx che ha a che fare con “una soggettività in situazione e condizionata, che non è mai completamente se stessa ma ha sempre da essere, e che quindi si costruisce affrontando questo dato”,17 un dato non naturale in quanto risultante da uno spettro di atti individuali che egli penserà grazie all’aiuto del concetto di pratico-inerte e di serialità elaborati da Sarte nella Critique de la raison dialectique [d’ora in poi CRD],18 nella quale, ben oltre che essere il frutto della divisione del lavoro, l’alienazione deriva da un destino antropologico. Mentre il punto di ancoraggio del proprio sviluppo intellettuale e l’ispirazione iniziale delle sue prime opere – Fondements pour une morale19 e Le Traître – provengono dall’ontologia del primo Sartre, esposta in L’Être et le Néant,20 la CRD è quanto vi sia di meglio per rendere comprensibile il proposito di tutte le opere successive.

Il progetto della CRD era quello di elaborare le categorie capaci di pensare lo sviluppo storico. Pertanto, questo libro costituirà per Gorz un quadro euristico coerente, al tempo stesso in grado di concepire la struttura ontologica fondamentale della socialità e decostruire i meccanismi economici e sociali dell’alienazione, principalmente quelli che sono propri del capitalismo; decostruzione che culminerà nei suoi ultimi scritti in una critica della forma merce, espressa nei termini di una critica del valore.

Radicato, in ragione di questa doppia filiazione fenomenologico-esistenzialista, nella tradizione filosofica occidentale, André Gorz è stato lui stesso trascinato ad elaborarne le opposizioni secolari – soggetto/oggetto e idealismo/materialismo in primo luogo. Il motore della sua opera è infatti mosso dalla contraddizione dinamica fra l’oggettività e la materialità delle strutture economiche, sociali e politiche da una parte, e la soggettività individuale dall’altra. Questa dialettica viene dapprima declinata in termini filosofici (in particolar modo la coppia necessità/libertà sotto l’influenza di Ivan Illich, il quale gli aprirà il cammino verso una ecologia umanista) che evolveranno in direzione delle nozioni più sociologiche di eteronomia e autonomia, dando vita alla sua rappresentazione binaria dello spazio sociale a partire da Adieux au proletariat (1980). Queste due nozioni saranno poi messe in relazione con le dicotomia weberiana delle due razionalità (rispetto alla finalità e rispetto al valore) e con quella di Sistema e mondo vissuto in Habermas, che sono oggetto della sua attenzione a partire da Métamorphoses du travail, quête du sens (1988). La tensione permanente fra eteronomia e esigenza di autonomia costituisce precisamente il movimento emancipatore della storia – di una storia fondamentalmente aperta e incompiuta.21 Più ancora, questo schema binario di intelligibilità, fornito grazie alla CRD, è percepibile, nel corso dei suoi scritti, nella tematica della società-macchina, nella distinzione fra materialità e moralità che fonda il suo pensiero politico, come anche nelle sue elaborazioni sulla distinzione marxiana fra lavoro morto e lavoro vivo.

Un approccio non determinista dell’emancipazione
È d’altra parte innegabile che l’ambizione gorziana di rottura con il capitalismo partecipa dei fondamenti hegeliani del marxismo. Il pensiero, secondo Hegel, supera le sue contraddizioni attraverso un processo grazie al quale passa dall’affermazione alla negazione, poi alla negazione di questa negazione. Questa Aufhebung, la quale designa un oltrepassamento che in parte conserva, nella misura in cui ciò che è oltrepassato viene ripreso come momento determinato di un processo globale, informerà la filosofia della storia di Marx ed Engels. In rottura con l’idealismo hegeliano, loro applicarono il metodo dialettico alla realtà del mondo che cambia, nella sua materialità. Nello stesso momento in cui rifiuterà l’idea di una conoscenza globalizzante della fine della storia che promuove il dogmatismo ed esclude qualsiasi riflessività del pensiero, Gorz aveva a sua volta optato per una critica immanente arrivando a scovare nelle condizioni esistenti le contraddizioni sociali che presentano le più alte potenzialità di cambiamento sociale. I suoi testi dispiegano l’intuizione secondo la quale vi è costantemente “repressione di possibilità latenti e inesplorate che rinviano ad un al di là rispetto al sistema e all’ideologia dominante”.22 Le diverse versioni dell’utopia che egli andrà a proporre si nutriranno dunque delle tendenze in opera nella società, in quanto il movimento di emancipazione non è il risultato meccanico delle contraddizioni capitalistiche, ma della nostra capacità di orientare le mutazioni decisive in corso – al tempo stesso tecniche e culturali – contro il pericolo della barbarie del capitalismo mondializzato.

Il contributo dell’esistenzialismo ha consistito nell’aggiunta della dimensione soggettiva alla teorizzazione di queste contraddizioni considerate condurre per via logica il capitalismo alla sua rovina. Partito da una filosofia del cogito, per la quale l’esperienza esistenziale e la sovranità del soggetto sono decisive, il progetto di Sartre nella CRD era proprio di reintegrare l’uomo all’interno di un marxismo meccanicistico. Entro questo stesso filone, la questione che attraversa l’opera di Gorz, e che ci servirà da bussola, è quella della soggettivazione del senso della storia: “La fede in una storia che progredirebbe necessariamente verso il compimento del suo senso conduce necessariamente al regno del non-senso, al regno di una dominazione che nega e reprime la libertà umana in quanto solo fondamento possibile del senso, come sola capace di giudicare ciò che ha o non ha senso”23 o “non vi è certezza, di senso, di comprensione etc, se non per qualcuno”,24 rammenterà egli in occasione di un exposé sull’aporia dell’oggettivismo marxista.

Questa convinzione, secondo la quale l’esigenza morale (di compimento della libertà o di realizzazione del senso) e la positività scientifica non sono dello stesso ordine, orienterà la sua lettura di Marx le cui analisi costituivano per lui degli strumenti intellettuali ineludibili, anche se incompiuti e contraddittori, per pensare la dinamica del capitalismo. A lui piaceva, confessò, utilizzare Marx contro se stesso, a favore della non-omogeneità del suo corpus.25 In contrasto con la prospettiva teleologica che domina la sua filosofia scientista della storia, con la sua divinizzazione del Proletariato e con il suo economicismo, il corpus marxiano presentava secondo lui “dei tratti libertari e delle splendide analisi fenomenologiche nelle quali [Marx] impiega i concetti che egli ha chiarito come strumenti di una critica quasi esistenzialista”.26 Basandosi sui Grundrisse,27 che egli considerava profetici e la cui lettura non cesserà di evolversi, Gorz sosterrà che lo sviluppo del capitalismo deve condurre all’abolizione del salariato e del dominio dello scambio mercantile, mettendo in condizione di fondare un socialismo associativo, concepito come oltrepassamento della strumentalità poiché vi prevarrebbero azioni che abbiano come fine se stesse.

Questa ipotesi di una latenza dell’emancipazione sociale e soggettiva deriva da una “prospettiva anti-sociologica”28 per la quale l’esistenza del soggetto eccede sempre i termini imposti dalla società, la qual cosa fonda la possibilità ontologica della libertà, una libertà al tempo stesso incompiuta e inarrestabile. Fedele al programma della Scuola di Francoforte, il suo sforzo per individuare le forze sociali suscettibili di rompere lo status quo troverà, come vedremo, differenti successive risposte, che però avranno in comune la dimensione culturale e soggettiva della resistenza.

Propositi e struttura dell’opera
Mostreremo qui come l’attenzione verso la problematica del soggetto, della sua esperienza vissuta e della sua emancipazione, sarà lo strumento del dialogo critico con Marx e con la tradizione operaia, del suo rifiuto delle correnti strutturaliste e funzionaliste delle scienze sociali così come dell’ecologia scientista e tecnocratica. Metteremo anche in evidenza il fatto che questa doppia comprensione del movimento della storia – dinamica sistemica del capitalismo in quanto processo fondamentalmente contraddittorio e spinta soggettiva costante verso la liberazione – orienterà la sua scelta selettiva a diverse scuole e autori, anche in seno al marxismo contemporaneo. Soprattutto, la nostra presentazione dell’opera di Gorz ha come scopo quello di mettere in evidenza la continuità delle sue tematiche e interrogazioni lungo cinquanta anni e far venir fuori la sua logica interna, che rimanda al substrato filosofico di cui abbiamo già parlato. È per questo motivo che abbiamo adottato una struttura “falsamente cronologica” permettendoci, in ogni parte, di mobilitare materiali appartenenti ad altre epoche. Il posto accordato ai differenti scritti e aspetti del suo lavoro è stato pensato ugualmente in funzione di questo imperativo.

È stata data la precedenza, nella prima parte, all’esplicitazione dei fondamenti teorici della sua critica sociale e un posto particolare accordato ai suoi primi scritti, che formano una trilogia – Fondements pour une morale, Le Traître e La Morale de l’histoire -,29 che hanno posto le basi filosofiche di tutte le sue successive pubblicazioni e costituiscono elaborazioni che partono da temi esistenzialistici.

A partire dal 1959 e fino alla seconda metà degli anni ‘70 (2° parte), Gorz si afferma, anche a livello internazionale, come pensatore di riferimento di una nuova sinistra che è in costruzione ma, a suo dire, resta su una “traiettoria abbastanza classicamente marxista”,30 con rivendicazioni di potere operaio. Questo fino al momento in cui la sua critica della funzione della tecnologia nella divisione capitalistica del lavoro e la sua ripresa politicizzata delle tematiche ecologiche non lo conduce nel 1980 a fare un passo decisivo e mettere in questione la reale capacità emancipatrice del proletariato degli scritti marxiani e marxisti.

Per un periodo di circa venti anni, durante i quali elabora (3° parte, 1980-1988), poi approfondisce (4° parte, 1988-1997) il suo schema binario, Gorz pensa l’emancipazione nei termini di una imposizione di limiti, poiché finisce per accettare che, in una società moderna, siano l’estensione, la complessità, la frammentazione e la rigidità del sistema sociale a provocare l’impossibilità assoluta della riappropriazione del lavoro, e non la sua organizzazione capitalistica. Il suo funzionamento, poiché risponde alle esigenze pratico-inerti di un sistema di rapporti materiale, come aveva mostrato la CRD, richiede sul piano filosofico una comprensione dell’alienazione-eteronomia come qualcosa di insuperabile e dell’autonomia-autodeterminazione come qualcosa di incompleto.

Infine, in occasione della seconda svolta della sua opera a partire dal 1997 (5° parte), le tesi marxiste del “capitalismo cognitivo” e della “critica del valore” così come l’utilizzo dei dispositivi digitali o di internet forniscono a Gorz gli strumenti di un ritorno a un anticapitalismo radicale e l’occasione di portare la sua visione di società emancipata a un grado di utopia superiore: non si tratta più di semplicemente di sottomettere la razionalità capitalistica a una razionalità eco-sociale, di contenerla secondo lo schema eteronomia/autonomia, ma di uscire interamente dal mercato, dal lavoro, dalla merce e dal denaro per andare verso una economia della gratuità. Elementi teorici tratti dai quattro periodi precedenti, in relazione anche con l‘originario fondo esistenzialista, vengono ora articolati col nuovo contesto storico della società della conoscenza.

(traduzione di Massimo Maggini)

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Note:

1. André Gorz, Le Traître, Gallimard, Paris, 2005 [1958]; tr.it. Il traditore, 1966. Indichiamo fra parentesi quadre l’anno della prima edizione.

2. Idem, « L’homme est un être qui a à se faire ce qu’il est », intervista con Rainer Maischein e Martin Jander, 16 ottobre 1983, in Christophe Fourel (ed.), André Gorz. Un penseur pour le xxie siècle, La Découverte, Paris, 2012 (2° ed. accresciuta) [2009], p. 250 (testo originale: «Interview mit Rainer Maischein und Martin Jander mit André Gorz am 16. Oktober 1983 in Frankreich», in Abschied vom Proletariat? Eine Diskussion mit und über André Gorz. Protokoll einer
Arbeitstagung vom 30.5-3.6.1983
, Düsseldorf, DGB-Jugend, 2° éd., 1984, p. 163-199).

3. Termine inglese che sta a significare “individuo non conformista”.

4. André Gorz, Lettera a Françoise Gollain, 20-26 aprile 2007 (IMEC).

5. Idem, Intervista con Martin Jander et Wolfgang Templin, 8 octobre 1989, per Die Tageszeitung, ottobre 1989 (IMEC).

6. Idem, Intervista con Marie-France Azar, «À voix nue. Grands entretiens d’hier et d’aujourd’hui», France Culture, serie mandata in onda dal 4 all’8 marzo 1991, pubblicato in CD in André Gorz. Vers la société libérée, Commentari di Michel Contat, Ina-Textuel, Bry-sur-Marne-Paris, 2009.

7. Cf. Françoise Gollain, «André Gorz, affects et philosophie», in Christophe Fourel e Alain Caillé (ed.), Le Moment Gorz, Le Bord de l’eau, Lormont, 2017 (2° ed. accresciuta) [2013], p. 83-91, e Françoise Gollain, «André, mon maître», Entropia, 4, printemps 2008, p. 189-200 (testo riprodotto, in versione leggermente abbreviata, in «André, mon maître. Hommage à André Gorz», La Revue du MAUSS, 18, 1° semestre 2008, p. 315-327).

8. A. Gorz, Intervista con Martin Jander e Wolfgang Templin, cit.

9. Idem, Métamorphoses du travail, quête du sens. Critique de la raison économique, Galilée, Paris, 1988, p. 115; tr.it. Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica, 1992.

10. Christophe Fourel, «Présentation. Le scénario Gorz», in idem (ed.), André Gorz. Un penseur pour le xxie siècle, op. cit., p. 8.

11. Michel Contat, «Illustres inconnus et inconnus illustres: André Gorz», Le Débat, 50, 1988, p. 243.

12. Dick Howard, «La philosophie charnelle d’André Gorz», Esprit, 401, janvier 2014, p. 101-115.

13. Cf. nello specifico Manoscritti del 1844, L’Ideologia tedesca e il capitolo 5 postumo de Il Capitale.

14. André Gorz, Intervista con Françoise Gollain, in Françoise Gollain, Une Critique du travail. Entre écologie et socialisme, La Découverte, Paris, 2000, p. 222.

15. Come ha notato Mathias Bohlender, «Zwischen Sartre und Marx. Motive der Gesellschaftskritik bei André Gorz», in Hans Leo Krämer (ed.), “Der Horizont unserer Handlungen : den Zusammenbruch des Kapitalismus denken” (André Gorz). Kongress über die Ideen von André Gorz 15. und 16. Februar 2013 in Saarbrücken, Presses Universitaires de la Sarre, Sarrebruck, 2013, p. 63-75.

16. Florence Caeymaex, «André Gorz, héritier de Sartre», Contribution au colloque annuel du Groupe d’études sartriennes, Paris, 24-25 giugno 2011, inedito.

17. Richard Sobel, «La philosophie du travail d’André Gorz est-elle marxienne?», Séminaire Hétérodoxies du CES-Matisse, Université de Paris I, 13 aprile 2010, Document de travail, p. 8.

18. Jean-Paul Sartre, Critique de la raison dialectique, t. I, Théorie des ensembles pratiques, Gallimard, Paris, 1960; tr.it. Critica della ragione dialettica, I: Teoria degli insiemi pratici, 1963.

19. André Gorz, Fondements pour une morale, Galilée, Paris, 1977.

20. Jean-Paul Sartre, L’Être et le Néant. Essai d’ontologie phénoménologique, Gallimard, Paris, 1976 [1943]; tr.it. L’essere e il nulla. Saggio di ontologia fenomenologica, 1958. Su questa parte della sua filiazione, l’opera di riferimento resta: Finn Bowring, André Gorz and the Sartrean Legacy, Macmillan, Basingstoke, 2000.

21. Carlo Vercellone, «L’analyse gorzienne de l’évolution du capitalisme», in C. Fourel (ed.), André Gorz. Un penseur pour le xxie siècle, op. cit., p. 82.

22. André Gorz, Lettera a Dick Howard, fine agosto/inizio settembre 1986 (IMEC).

23. Idem, «La vie, la nature, la technique» (trad. accresciuta di «“Archäologie” des philosophischen Fadens. Die Ent-Packung der ver-packten Philosophie», Entretien avec Erich Hörl, Kurswechsel, 3, 1990, p. 5-36), in Le Fil rouge de l’écologie. Entretiens inédits en français, Willy Gianinazzi (éd.), Éd. de l’EHESS, Paris, 2015, p. 34; tr.it. Il filo rosso dell’ecologia, a cura di Riccardo Frola, Mimesis 2017.

24. Idem, « Sartre et le marxisme », in Le Socialisme difficile, Éd. du Seuil, Paris, 1967, p. 220 (pubblicato originariamente in italiano in: Critica marxista, 1, 1966).

25. Idem, Lettera a Dick Howard, fine agosto/inizio settembre 1986 (IMEC).

26. Idem, «La vie, la nature, la technique», cit., p. 25.

27. I Grundrisse sono dei lavori preparatori a Il Capitale, pubblicati in tedesco a Mosca (1939), successivamente a Berlin con il titolo Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie, Dietz Verlag, Berlin, 1953. Traduzione francese a cura di Maximilien Rubel : «Principes d’une critique de l’économie politique», in OEuvres. Économie II, Gallimard, Bibliothèque de la Pléiade, Paris, 1968; tr.it. Lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica, 1857-1858, 1968-1970. Gorz ne citerà spesso degli estratti, sia nella sua propria traduzione francese dell’edizione tedesca, sia utilizzando le traduzioni in francese ufficiali. Per questo testo, come per altri di Marx, abbiamo qui di volta in volta indicato la versione alla quale rinviava lo stesso Gorz.

28. Finn Bowring, «André Gorz : Autonomy and equity in the post-industrial age», in Campbell Jones et Rolland Munro (ed.), Contemporary Organization Theory, Blackwell, Oxford, 2005, p. 138.

29. André Gorz, La Morale de l’histoire, Éd. du Seuil, Paris, 1959; tr.it. La morale della storia, 1960.

30. Idem, Entretien avec Françoise Gollain, cit., p. 222.

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Françoise Gollain

Françoise Gollain è dottoressa in sociologia e specialista del pensiero di André Gorz. Ha fatto parte della redazione della rivista "Entropia". Insegna alla "Open University" di Cardiff e vive fra la Francia e il Galles.

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